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Z-wave, wireless ed il futuro dell’antifurto…

Buongiorno, due domande:
1) mi chiedo se si conoscono esperienze di difficile convivenza (intendo interferenze) per sovraffollamento di protocolli wireless casalinghi; faccio un esempio di caso estremo,… ma non troppo: nella stessa abitazione wifi per internet, telefono cordless, campanello wireless, rete domotica wireless e impianto antifurto wireless.

2) sto valutando un impianto antifurto wireless e mi piacerebbe integrarlo, anche solo parzialmente, a un sistema domotico con protocollo z-wave,… ho cercato sul web, ma con scarso successo forse perchè in Italia è ancora qualcosa di poco conosciuto. Una centrale domotica potrebbe da sola con le opportune periferiche fare da impianto antifurto, ma ritengo che una centrale dedicata a questo mestiere sia meglio, se però la posso integrare alla rete domotica si apre uno scenario gestionale estremamente flessibile; suggerimenti?
Grazie
– Enea

Buongiorno Enea

  1. In teoria non dovrebbero esserci – o comunque settando canali diversi anche nel caso di utilizzo delle medesime frequenze si dovrebbero poter evitare, interferenze. Tuttavia in alcuni casi il problema si presenta, sia per problemi congeniti alla trasmissione radio (riflessione ad esempio), sia sia per la poca selettività di alcuni apparati radio non di altissima qualità’.
    Non dobbiamo dimenticare che ci troviamo in un campo, quello della trasmissione dati via radio, dove le potenze in gioco sono molto basse, le frequenze sono molto congestionate, gli ambienti sono angusti (solette, parti metalliche, etc.) e saturati da altre trasmissioni provenienti dall’esterno.
    L’esperienza in materia ci insegna che in genere queste problematiche si risolvono, più o meno facilmente, ma se il suo dubbio e’ relativo alla possibilità che si presentino fenomeni di interferenza la risposta e’ che, in effetti, la possibilità esiste.
  2. Z-wave non e’ ne’ tra i più conosciuti ne’ sicuramente tra i più adottati nel campo della sicurezza. Come forse avrà letto in altri parti del blog, c’e’ ancora una certa allergia da parte dei costruttori (Italiani e non) ad utilizzare protocolli non proprietari – indice a mio avviso di immaturità del mercato e forte limitazione allo sviluppo ed all’innovazione dello stesso.
    Da un punto di vista tecnico una centrale domotica potrebbe essere anche centrale d’allarme (ci sono in effetti sul mercato prodotti del genere, ma di taglio prettamente industriale). Le limitazioni poste da un lato dalla normativa (la necessita’ ad esempio di segnalare il taglio cavo in tempi molto ridotti – più veloci degli standard di interrogazione dei bus, il controllo di presenza delle periferiche e la loro necessaria auto-protezione dalla rimozione/sostituzione) dall’altro dalla diversa natura di un sistema tecnico da uno di allarme (il primo e’ aperto per definizione, il secondo e’ chiuso), hanno storicamente diviso le strade della domotica e dell’antintrusione soprattutto nella fascia bassa.
    Ora, rispondendo alla sua domanda, se nei sistemi via cavo il problema più  grosso e’ l’assenza di cablaggio strutturato nel civile, nei sistemi radio il polling continuo rappresenta un ostacolo per l’alimentazione delle periferiche: interrogare in maniera costante un sensore significa consumare drammaticamente le batterie (e quindi aumentare i costi), non interrogarlo significa abbandonarlo a se stesso e quindi metterne a repentaglio l’incolumità.  L’integrazione quindi e’ possibile ma a dire il vero più  che di integrazione si parla di somma dei due sistemi, quindi potrebbe passare segnalazioni e stati da uno all’altro, non so con che finalità’ pratica e vantaggio…
    Sono assolutamente d’accordo con lei che la strada sarebbe da percorrere e che aprirebbe scenari interessanti, soprattutto con l’integrazione del web e dei device mobili (smartphone ad esempio), ma per ora la situazione e’ questa.
  3. Suggerimenti…
    Personalmente ritengo che la problematica del cablaggio nel domestico non verrà  superata a breve: per come possiamo osservare l’evoluzione (sarebbe meglio dire l’involuzione) dell’impiantistica nell’edile degli ultimi 20 anni credo che sara’ un ostacolo duro da superare e lento a morire. Nel campo delle batterie invece si sono fatti passi in avanti giganteschi, aumentando le performance e riducendo i costi, quindi forse e’ più’ probabile che una soluzione arrivi dal wireless, soprattutto vista la penetrazione della banda larga e delle reti domestiche. Tuttavia, considerando anche le problematiche legate alla sensoristica, non mi stupirei di vedere soluzioni miste (alimentazione locale e trasmissioni wireless o powerline) che potrebbero agevolmente risolvere i problemi di cui sopra.
    Ho cercato di essere sintetico, il discorso e’, come vede, complesso – ma la prego di non esitare ad inviare i suoi commenti, domande o dubbi a riguardo.
  1. 08/12/2012 alle 10:48 am

    Lo z-wave è un protocollo estremamente potente e versatile, in altri stati europei viene utilizzato anche per i sistemi di sicurezza ma personalmente ritengo che nessuna centrale z-wave attualmente rispetti i criteri dettati da IMQ allarme per cui credo che la strada più indicata sia quella di utilizzare due sistemi separati ed eventualmnete farli colloquiare tramite interfacce dedicate. Utilizzando sistemi allarme radio e sistemi domotici z-wave non ho mai avuto problemi di interferenza … il wifi lavora invece su frequenze completamente diverse e sicuramente non crea problemi.

  1. 23/11/2012 alle 4:29 am

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