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I sensori ad ultrasuoni

Riceviamo da un lettore questa domanda:

I sensori ad ultrasuoni, ovvero quelli che rilevano le variazioni di pressione e correnti d’aria, sono affidabili e ancora utilizzati? mi pare di aver sentito che generavano una quantità enorme di falsi allarmi e per questo sono stati soppiantati, o sbaglio? secondo me uniti ad altre tecnologie potrebbero essere ancora utili, considerato che uno solo di questi aparecchi può proteggere locali molto vasti, mi corregga se sbaglio.

Sì, in effetti i sensori ultrasuono – ampiamente utilizzati in passato (un passato abbastanza remoto della sicurezza antifurto domestica!) – sono stati altrettanto ampiamente rimpiazzati da tecnologie come l’infrarosso passivo e la microonda, anche abbinate, proprio per la loro scarsa affidabilità.
Certamente anche i sensori ultrasuono di oggi non sono più quelli di una volta, ipersensibili allo spiffero più leggero od alla vibrazione causata dallo spostamento d’aria di un veicolo di grandi dimensioni: ricordiamo che il loro utilizzo negli allarmi auto era spesso criticato perché, nonostante la macchina sia teoricamente sigillata, il passaggio di un autobus o di una moto a forte velocità faceva scattare l’allarme. Tuttavia, la loro facile perturbabilità non ne giustifica un utilizzo soprattutto quando l’alternativa è quella economica ed affidabile dell’infrarosso passivo e della microonda. Inoltre non dobbiamo dimenticare che ogni volta che si abbinano due tecnologie in logica OR (vale a dire che basta una segnalazione da una delle due tecnologie per generare l’allarme) aumentiamo la sicurezza ma riduciamo l’immunità ai falsi allarmi, mentre quando le abbiniamo in logica AND (quindi la segnalazione deve provenire da tutte e due le tecnologie per avere un allarme) riduciamo la sicurezza ma aumentiamo l’affidabilità. Da questo punto di vista non ha molto senso avere un sensore ultrasuono abbinato ad un infrarosso (quando si può abbinare un PIR ad una microonda molto più sicura e molto meno inaffidabile), tanto meno accoppiarlo ad una microonda (soffrirebbero entrambi in ambienti perturbati).
E’ senza dubbio vero quello che lei dice a riguardo della maggiore copertura in termini di area protetta, ma siccome le esigenze di mercato, soprattutto quelle domestiche, sono molto più sensibili all’affidabilità, il risultato è che il gioco non vale la candela e quindi si preferisce utilizzare magari un sensore in più ma essere certi di non avere falsi allarmi.

  1. 30/08/2016 alle 7:12 am

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