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Articoli taggati ‘telesorveglianza’

Antifurto privato o vigilanza?

28/03/2012 2 commenti

ImageBuongiorno, vorrei installare un impianto antintrusione con rilevatore di fughe di gas metano in appartamento di circa 110 mq. Avrei scelto come impianto il Tecnoalarm. Sono indeciso tra questa scelta oppure l’installazione di un pacchetto offerto da un istituto di Vigilanza privata molto più economico come spesa iniziale. La domanda è la seguente meglio essere autonomi oppure avere un’abbonamento. vivo al V piano in un appartamento di centro città.
Grazie per la risposta. Pat

Buongiorno Pat

In genere negli appartamenti è più difficile avere il servizio di vigilanza perchè, per ragioni operative, gli Istituti richiedono le chiavi di accesso del portone che per essere consegnate a terzi, essendo area comune, richiedono il consenso di tutti i condomini (cosa non sempre facile da ottenere). Inoltre per un intervento in caso di allarme sarebbe opportuno consegnare anche le chiavi di casa, situazione che viene ovviata con controllo remoto a mezzo di telecamere (o audio) — ma anche qui intervengono considerazioni di privacy non da poco.

Se queste premesse non costituiscono nel suo caso un problema, la scelta di affidarsi ad un servizio di vigilanza aumenta sempre il grado di sicurezza perché garantisce, oltre alla segnalazione dell’impianto di allarme, anche un pronto intervento e quindi è senza dubbio migliorativa.

Tra l’altro, volendo, diversi Istituti offrono anche solo il servizio di chiamata abbinabile al proprio impianto: se è vero che il costo iniziale è maggiore, bisogna vedere se è conveniente da un punto di vista economico, perché, come qualunque noleggio, dopo un po’ di mesi il costo dell’impianto sarebbe pagato.

Collegare antifurto a Carabinieri e Polizia

31/01/2012 2 commenti

Come collegare antifurto a Polizia e Carabinieri

Riprendiamo questo argomento di interesse per i nostri lettori che ci hanno chiesto chiarimenti su come collegare il proprio antifurto alle Forze dell’Ordine.

Innanzitutto ricordiamo che il collegamento del combinatore, con la chiamata telefonica in caso di allarme, è gratuito ma è possibile collegarsi SOLO ai Carabinieri oppure SOLO alla Polizia (non a tutti e due).

Per richiedere il tele-allarme, potete utilizzare i moduli contenuti nei siti ufficiali di Carabinieri e Polizia di Stato.

Per il collegamento al 112 (Carabinieri) bisogna compilare questo modulo.
La notifica va presentata al locale Comando di Stazione, su apposito stampato, indirizzato al Comando di Compagnia/Provinciale competente per territorio, allegando alla stessa il certificato di omologazione (conformità alla R&TTE) ed indicando:

  • nominativo dell’interessato;
  • se l’allarme è installato in abitazione o in esercizio pubblico;
  • esatta ubicazione;
  • numero telefonico;
  • la descrizione del messaggio registrato;
  • nominativo ed indirizzo dell’eventuale possessore delle chiavi.

Per il collegamento alla Polizia bisogna compilare questo modulo e certificare che il combinatore è omologato (Punto A).
Il combinatore deve essere collegato come utenza (quindi come un normale telefono o modem, con il jack RJ o la tri-polare) e al modulo va allegata la dichiarazione di conformità alla R&TTE che troverete nel prodotto o che dovrete richiedere se non presente.
Nota bene: le richieste del punto B del modulo si riferiscono SOLO a collegamenti di apparecchiature non omologate, o con collegamento diretto all’impianto telefonico (quindi dentro la scatola, per capirci) o con più di due linee urbane (improbabile in un combinatore antifurto). Nel caso di collegamento diretto sulla linea è obbligatorio che il medesimo sia fatto da un installatore autorizzato (per Legge!) e quindi è normale ed evidente che la Polizia ne richieda l’attestazione.

Purtroppo spesso ci è capitato, e diversi lettori lo hanno confermato con le loro segnalazioni, di scoprire che questa nota non è chiara e quindi i funzionari di Polizia, nel dubbio, richiedono la certificazione di conformità (ex 46/90). Secondo noi il modulo parla chiaro, ma per esperienza, e per non scontrarvi in un’inutile questione di principio, vi consigliamo di verificare preventivamente con la Questura competente di zona.

Analisi del settore di Anie Sicurezza: tiene il segmento della videosorveglianza

22/12/2011 1 commento

Come sempre alla fine dell’anno si traggono le conclusioni e si fanno i bilanci. Ecco quanto riporta la rivista SEC Solution per il settore antifurto, antintrusione: Analisi congiunturale del settore di Anie Sicurezza: tiene il segmento della videosorveglianza.

Telecamere e Condominio nel silenzio della Legge

04/07/2011 9 commenti

La domanda è semplice: in un condominio, nelle aree comuni e per motivi di sicurezza, esclusivamente al fine di prevenire danni alle persone ed alle cose, si possono installare delle telecamere?
La risposta è altrettanto semplice: sì.
Anzi, sì ma con restrizioni.
Forse… Proviamo a fare chiarezza.

La Suprema Corte di Cassazione, ha affermato che “non commette il reato di interferenze illecite nella vita privata il condomino che installi per motivi di sicurezza telecamere per visionare le aree comuni dell’edificio, anche se le riprese sono effettuate contro la volontà dei condomini” specie se i condomini stessi siano “a conoscenza dell’esistenza delle telecamere” e possano “visionarne in ogni momento le riprese”.
Quindi il condomino può installare telecamere di sicurezza…
No, perché il Garante per la protezione dei dati personali ha rilevato che l’articolo 615-bis del Codice penale sanziona chiunque acquisisca indebitamente immagini relative alla vita privata altrui nell’ambito del proprio domicilio: qui la necessità di garantire sicurezza alle persone e quella di tutelare i beni comuni si scontra infatti con la preoccupazione che questi dispositivi possano compromettere la libertà “non vigilata” di movimento, all’interno del proprio domicilio e delle aree comuni. In effetti non c’è contraddizione giuridica nel merito poiché la mancanza di reato in sede penale non rappresenta motivo di liceità della medesima condotta in sede civile. Il giudice civile, nei rapporti tra condomini, guarda al diritto inviolabile alla riservatezza, e quindi si parla di beni giuridici diversi. Secondo il Tribunale di Nola, sez. II civ., ord. 3 febbraio 2009, si tratta di un comportamento che viola il diritto alla riservatezza dei condomini in cui manca anche il requisito della proporzionalità: per la sicurezza di uno, il danno ai tanti.
Quindi il condomino non può installare telecamere di sicurezza… E il condominio ?
Ammesso (e non concesso) che le telecamere non compromettano il diritto alla privacy di cui sopra, chi ha potere decisionale in materia? Proprietari o conduttori? L’Assemblea condominiale? E con quale tipo di maggioranza assembleare ?
Sicuramente, non l’Assemblea: il Tribunale di Salerno ha sentenziato che “l’assemblea condominiale non è competente a deliberare a maggioranza l’installazione di un sistema di videosorveglianza delle parti comuni“.
Quindi, la delibera per installare un impianto di videosorveglianza deve essere fatta all’unanimità.
Così ci conferma anche il tribunale di Varese con l’ordinanza n. 1273/2011. Il giudice ha ritenuto che “nel silenzio della Legge“, il condomino non ha “alcun potere di installare, per sua sola decisione, telecamere in ambito condominiale, idonee a riprendere spazi comuni o addirittura spazi esclusivi degli altri condomini”. Secondo il tribunale “nemmeno il Condominio ha la potestà normativa per farlo, eccezion fatta per il caso in cui la decisione sia deliberata all’unanimità dai condomini. (…) Il condominio è un luogo di incontri e di vite in cui i singoli condomini non possono mai sopportare, senza il loro consenso, un’ingerenza nella loro riservatezza seppur per il fine di sicurezza di chi video-riprende. Né l’assemblea può sottoporre un condomino a una rinuncia a spazi di riservatezza solo perché abitante del comune immobile, non avendo il condominio alcuna potestà limitativa dei diritti inviolabili della persona”.
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